Industria 4.0: quanto costa innovarsi?

Si può pensare ad un approccio graduale?

L’Industria 4.0 richiede alle imprese un salto tecnologico così estremo?

La Quarta Rivoluzione industriale, si sa, prevede una trasformazione digitale delle dotazioni industriale e una riconsiderazione vera a propria di tutta la realtà produttiva. Ma si tratta necessariamente di un cambiamento radicale?
E se fosse possibile un approccio graduale? Questa la domanda che pone ai suoi lettori Michele Rossi, co-autore del libro “La Fabbrica Digitale. Guida all’Industria 4.0”, nell’articolo intitolato “PMI, protagoniste o vittime della rivoluzione digitale?”, pubblicato lo scorso marzo sulla rivista di settore “Industrie 4.0”.


L’autore fa una considerazione importante: «È evidente che un ipotetico imprenditore che – con adeguata disponibilità di capitale – si trovasse a costruire ex-novo, un nuovo impianto industriale, potrebbe oggi realizzare qualcosa di radicalmente diverso rispetto alle strutture industriali che conosciamo. Ma non è questa la condizione nella quale si trovano a operare gli imprenditori italiani. È  importante, al contrario, che gli imprenditori, soprattutto piccoli e medi, comprendano che esiste un percorso graduale che li può portare nell’arco di qualche anno/lustro verso un nuovo paradigma tecnologico partendo dalle tecnologie esistenti e sviluppando progressivamente competenze e nuovi modelli di business»

 

«La gradualità dell’approccio», prosegue Michele, «può consistere “banalmente” nel cominciare a estrarre informazione da dati dei quali l’impresa è già in possesso (e che non sta usando), oppure nell’applicare sensoristica ai macchinari “vecchi” arrivando anche a connettere diversi macchinari tra loro. Quest’ultima operazione prolunga la vita degli impianti, permette di aumentare la produttività dell’impresa (di solito riducendo i consumi di energia e gli scarti di produzione) e permette all’impresa di sviluppare una nuova cultura manageriale

 

Secondo l’autore, queste pratiche di digitalizzazione di vecchi macchinari, o retro-fitting, permettono di «comprare tempo con limitato impegno finanziario» creando «le condizioni per una piena digitalizzazione della manifattura italiana su un orizzonte ragionevole.» In conclusione, Michele Rossi definisce questa strategia «estremamente utile per le piccole e medie imprese (PMI) italiane».

Esattamente nella stessa direzione si muove SMACTORY, un insieme di soluzioni nate proprio per affiancare le imprese italiane -prevalentemente manifatturiere- nella transizione verso l’Industria 4.0.
Sostanzialmente, le soluzioni SMACTORY offrono la possibilità di ottimizzare i processi e massimizzare il rendimento dell’intera filiera logistico-produttiva evitando la sostituzione del parco macchinari.

Alla base dello sviluppo di queste soluzioni, c’è appunto il concetto di retrofit, o retro-fitting: l’utilizzo di un software intelligente, sensoristica non invasiva e dispositivi elettronici mobili, sono in grado di massimizzare il rendimento dell’intero sistema produttivo preesistente senza costringere l’impresa a intraprendere interventi radicali, garantiscono cioè una produzione flessibile e smart con un investimento molto contenuto.
 

In altre parole, per cavalcare l’onda della quarta rivoluzione industriale sfruttando la possibilità di estrapolare dati da vecchi macchinari e di consultarli da remoto e in tempo reale, bastano un’app e poche centinaia di euro mensili.

 

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